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Depersonalizzazione o ansia?

Gent.ssimo Dottor Miscia, sono una ragazza di 34 anni e un anno fa ho curato una depressione reattiva con ansia.

La diagnosi esatta fatta dalla psichiatra è stata : “Sindrome depressiva con componente ansiosa reattiva”.

Premetto che ero (e sono) già in cura presso una psicologa/psicoterapeuta prima di ammalarmi e ho combattuto tantissimo in un primo momento per non medicalizzare il sintomo.

Purtroppo senza successo, sono dovuta ricorrere alla psichiatra xké ansia, tristezza e somatizzazioni mi stavano rendendo le giornate impossibili.

Mi ha prescritto lo zarelis da 75 mg, una compressa dopo pranzo e 15 gocce di xanax la sera prima di dormire.

Ho seguito questa terapia per 8 mesi e stavo decisamente meglio, ero guarita, mi sentivo rinata e siccome non volevo essere schiava degli psicofarmaci, ho chiesto alla psichiatra di togliermeli e così è  stato.

Me li ha scalati poco per volta, portando la compressa di zarelis a 37,5 mg e facendomela assumere per i primi 15 gg di maggio tutti i giorni e per la seconda metà di maggio a giorni alterni fino a sospenderla del tutto, nel frattempo ho continuato e continuo la psicoterapia da cui riesco cmq a trarre giovamento.

Per tutto il mese di giugno ho assunto, (sempre sotto consiglio della psichiatra) un integratore,  il “sumor” per stabilizzare l’umore.

Terminato il mese di giugno, ho smesso anche questo come da terapia prescrittami.

Andava tutto bene fino ad un mese fa, quando si sono piano piano ripresentati i sintomi della depressione,  ansia, tristezza, apatia e soprattutto le somatizzazioni orribili che variano dalla sensazione di dover vomitare da un momento all’altro (anche se poi fortunatamente non accade mai) a strani brividi per tutto il corpo anche solo se immetto aria per parlare.

Certo non sono invalidanti come un anno fa, ma stanno comunque riprendendo piede (anche se ammetto di soffermarmi molto sui sintomi e quindi di ingigantirli dato che sono anche ipocondriaca).

A tutto questo però, si aggiunge ora una strana sensazione che non so se sia “depersonalizzazione” o semplice ansia dovuta anche al fatto che mi suggestiono facendo ricerche su Internet.

A volte anche mentre sto facendo qualcosa che mi tiene distratta e non mi fa pensare ai miei malesseri,  sento di essere come un robot, non perdo mai il contatto con l’ambiente che mi circonda, le emozioni sono intatte e riconosco senza problemi i volti dei miei cari, (mentre ho letto che nella depersonalizzazione ciò non avviene).

Però mi sento come staccata da me in un certo senso, come se appunto fossi un robot.

Io non voglio tornare a prendere medicine, per questo non ho richiamato la psichiatra, voglio continuare a farcela da sola e stamane l’ho comunicato anche alla mia psicoterapeuta che ovviamente è  d’accordo.

Però ho paura che tutto questo vada a peggiorare tra qualche tempo e questo non posso permettermelo poiché a giugno mi sposo e voglio stare bene.

Lei cosa mi consiglierebbe?

Con tutti i limiti che un consulto a distanza implica, pensa possa essere tornata la depressione e che questa volta sia accompagnata da depersonalizzazione?

C’è  un modo per non dover di nuovo medicalizzare i sintomi?

La ringrazio in anticipo per una sua eventuale risposta.

Cordiali saluti.

      Antonio Dott. Miscia

      Salve, l’approccio farmacologico può essere funzionale in certi momenti, ma solo un lavoro psicoanalitico che la porti alla conoscenza profonda di sé può risolvere la problematica ansioso- depressiva in modo strutturale e definitivo. Può darsi che durante il trattamento possa essere opportuno un appoggio farmacologico fino a quando il lavoro psicoterapeutico  non sia stato completato. Un cordiale saluto