Insonnia

Il sonno si compone di quattro fasi che si ripetono varie volte durante la notte: due sono caratterizzate da un sonno leggero; le altre da un sonno più profondo ed è soprattutto da queste ultime che dipende la qualità del dormire; vi è poi una quinta fase molto importante chiamata "fase REM" (Rapid Eyes Movement, movimenti oculari rapidi) durante la quale le informazioni, le impressioni, gli avvenimenti del giorno precedente vengono ricapitolate, raccolte e ordinate dal cervello. Si tratta dunque di una fase del sonno in cui si memorizza, si ordina e addirittura si impara selezionando le esperienze del giorno, immagazzinando le più importanti ed eliminando le altre. Nella maggioranza degli studi e delle sperimentazioni della neurofisiologia e della neuropsicologia (scienze che studiano il funzionamento del cervello) si afferma che dormire è una necessità istintiva dell’uomo; se si paragona lo stato di veglia e lo stato di sonno alle funzioni digestive il primo è analogo alla ricerca del cibo e all’atto del mangiare, mentre il secondo al digerire, all’impiegare le componenti nutritive del cibo e dunque acquistare forza. Infatti tutto il metabolismo (soprattutto nella fase REM) aumenta, aiutando così l’organismo a immagazzinare energia. Vi sono peraltro molte altre funzioni caratteristiche del dormire, vediamone alcune: l’apparato renale e il fegato eliminando le tossine più efficacemente di quando si è svegli; il sistema immunitario produce più anticorpi; il midollo osseo "fabbrica" globuli rossi in gran numero; l’ormone somatotropo (quello della crescita) viene escreto in quantità considerevoli eccetera.Tutto ciò, dunque, mostra il sonno come una fase attiva della vita quotidiana assolutamente necessaria a completare l’equilibrio di tutto il corpo e di conseguenza quanto possa essere nocivo non dormire. Si definisce insonnia lo stato in cui una persona percepisce il proprio sonno come insufficiente o insoddisfacente; in altre parole quando il paziente non riesce a trarre beneficio dal riposo perché dorme troppo poco oppure dorme male. Il fattore "durata" del sonno non è significativo per fare diagnosi di insonnia poiché vi sono notevoli differenze individuali nella percezione della quantità di sonno di cui ciascuno necessita. Infatti vi sono persone che dormono costantemente poco più di 3 ore per notte senza alcun disturbo, vi sono anche individui che qualora dormano meno di dieci ore non si sentono in completo benessere e affermano di non aver dormito a sufficienza. Dunque, per definire questo disturbo del sonno, è estremamente importante tenere conto della soggettività e si può definire insonne chiunque, indipendentemente dalla durata del sonno, non dorme bene e per questo non si sente in completa efficienza fisica e mentale durante il giorno. L’insonnia fa parte delle dissonnie, disturbi dovuti ad alterazioni di ritmo, quantità e qualità del sonno, così come le apnee notturne e le ipersonnie (narcolessia). Un altro gruppo di disturbi del sonno è quello delle parasonnie, caratterizzate dalla presenza di un evento anomalo e indesiderato nel corso del sonno, o nelle fasi di passaggio tra la veglia ed il sonno. Sono parasonnie il sonnambulismo, il sonniloquio (parlare durante il sonno), gli incubi, l’enuresi (minzione involontaria), il bruxismo (digrignare i denti), la sindrome delle gambe senza riposo (movimenti involontari e prolungati delle gambe, che impediscono l´addormentamento). L’insonnia non è una malattia univoca ma si presenta in tanti modi diversi, ecco perché clinicamente viene classificata tenendo conto di almeno tre parametri: la sua durata, le possibili cause e la tipologia. Durata dell’insonnia: varia da paziente a paziente e può subire modificazioni nel corso della vita di uno stesso individuo. Può esserci insonnia occasionale, transitoria o cronica. Quali sono le cause dell´insonnia? Distinguiamo l´insonnia primaria o non organica (quando il paziente è sano e non ci sono cause apparenti che giustifichino l’insonnia) e secondaria (quando l’insonnia è dovuta ad altre malattie fisiche o altri problemi psicologici, come la depressione). Inoltre parliamo di insonnia iniziale (quando il paziente fatica ad addormentarsi), centrale (caratterizzata da frequenti e sostenuti risvegli durante la notte) e tardiva o terminale (caratterizzata da risveglio mattutino precoce). Infine, a seconda della durata, l´insonnia si divide in: transitoria, che si manifesta in genere in presenza di uno stress acuto o di un cambiamento nel ritmo di vita; di breve durata (si presenta in individui che devono affrontare situazioni stressanti prolungate, come per esempio una grave malattia):di lunga durata, caratterizzata da una durata superiore al mese e associata, per esempio, a disturbi psichici gravi o all´uso di farmaci e alcool. Esiste anche un´insonnia soggettiva, ovvero la percezione di dormire poco e male, nonostante i dati oggettivi dimostrino il contrario e la persona dorma più o meno regolarmente. Tutti e tre i tipi di insonnia possono essere episodi sporadici oppure cronici. L’insonnia sporadica è un disturbo occasionale transitorio e di solito è legata a situazioni momentanee e soprattutto di tipo ansioso (ad esempio, eventi dell’indomani che destano preoccupazioni). L’insonnia cronica è invece un disturbo persistente nel tempo e che riduce notevolmente il benessere e le prestazioni della persona. Può essere definita un disturbo del sonno dovuto a una sua insufficienza qualitativa e quantitativa per una alterazione del ritmo sonno-veglia con prevalenza di quest´ultima. L´insonnia è dunque un sintomo più che una malattia e si può manifestare in molte affezioni acute e croniche; nella grande maggioranza dei casi non dipende da una malattia organica, ma è l´espressione di un disturbo funzionale che quasi costantemente si identifica con uno stato di squilibrio emotivo. Nel bambino i disturbi del sonno sono abbastanza frequenti e consistono principalmente in una difficoltà ad addormentarsi o in un sonno agitato e spesso interrotto da incubi oppure in disturbi del sonno conseguenti a situazioni ambientali insolite o disagevoli. Talora i disturbi del sonno, specie in età adolescenziale, sono imputabili a una condizione di instabilità e di ipereccitabilità emotiva. Un particolare disturbo del sonno è rappresentato dal sonnambulismo; si tratta di manifestazioni motorie automatiche e sufficientemente finalizzate e organizzate. che non lasciano alcun ricordo al risveglio. Nell´adulto l´insonnia rappresenta un disturbo diverso per significato e gravità. Anzitutto è difficile stabilire regole precise sulla durata ottimale del sonno (questo dato può variare da 6-7 ore per alcuni individui a 9-10 per altri); inoltre può essere occasionale in rapporto a periodi di particolare tensione emotiva, a preoccupazioni familiari o professionali o ad avvenimenti luttuosi; infine può essere più o meno persistente e in tal caso può riconoscere una base nevrotica o una genesi psicotica. In quest´ultima evenienza può rappresentare una manifestazione sintomatica di una schizofrenia, di uno stato delirante cronico, di un accesso maniacale. Anche nella depressione l´insonnia rappresenta un sintomo di particolare gravità. La terapia farmacologica dell´insonnia è stata al centro di un´evoluzione notevole nell´ultimo secolo. Dal 1860 fino al 1900 gli unici farmaci erano i barbiturici, anche se il loro utilizzo è stato piuttosto diffuso anche in tempi più recenti, fino agli anni sessanta. Gli inglesi li chiamavano ´hammer pills´ che tradotto, significa più o meno ´pillole-martellata´ a causa del loro forte effetto ipnotico, prolungato però intensamente anche il giorno successivo.Sono stati causa di un numero notevole di incidenti sulle strade e nel lavoro, ma anche di moltissimi casi di dipendenza farmacologica. La dipendenza portava a un continuo aumento dei dosaggi e quindi a fenomeni di abuso e di intossicazione. Oggi sono praticamente abbandonati. Le Benzodiazepine (flurazepam, lorazepam, triazolam...) hanno fatto la loro comparsa come farmaci induttori del sonno nei primi anni del novecento e a partire dagli anni sessanta sono stati considerati lo standard per il trattamento , grazie alla loro efficacia e al minore potenziale d´abuso e dipendenza rispetto ai barbiturici. I difetti delle benzodiazepine sono dovuti al fatto che inducono un sonno definito spesso dagli stessi pazienti come ´artificiale´ e che hanno una durata d´azione piuttosto variabile a seconda del farmaco impiegato. Esistono infatti benzodiazepine a lunga, intermedia o breve durata, a seconda della loro ´emivita´, cioè del loro tempo di permanenza nell´organismo. Quando possibile, la scelta della benzodiazepina cade su farmaci a emivita breve, in modo da limitare gli effetti al periodo notturno. Le benzodiazepine costituiscono ancora un punto di riferimento importante nell´armamentario terapeutico dell´insonnia, anche se nel corso degli anni numerose sono state le segnalazioni di casi di dipendenza ed effetti negativi diurni, legati soprattutto a dosaggi sbagliati e prolungati e a inadeguato o inesistente controllo medico. I farmaci ipnotici non-benzodiazepinici (zolpidem, zopiclone, zaleplon) hanno la caratteristica di essere induttori del sonno, senza esercitare azioni ansiolitiche (di riduzione dell´ansia), anticonvulsivanti (alcune benzodiazepine vengono usate contro le convulsioni febbrili) e miorilassanti (di riduzione del tono muscolare). Sono pertanto farmaci maggiormente selettivi sul sonno e sembrano essere caratterizzati da una minima quantità di effetti sedativi diurni e da un minimo potenziale d´abuso e dipendenza. L´uso dei farmaci induttori del sonno richiede comunque attenzione. La terapia va seguita da un medico e non va protratta per periodi troppo prolungati: esistono insonnie legate alla dipendenza dagli ipnotici.