L’Organizzazione Mondiale
della sanità classifica il fumo di sigaretta tra le patologie da dipendenza
farmacologica e da droga, inserendola nello stesso gruppo di alcool, cannabis,
eroina.
Il fumo di sigaretta va perciò inteso non come “vizio” ma come una
tossicodipendenza. Infatti la nicotina possiede tutte le caratteristiche idonee
a dare dipendenza in quanto dà: A) Un appagamento rapido poiché
dopo circa 10 secondi dalla inalazione del fumo di sigaretta (quindi in un
tempo ancora più rapido di una somministrazione endovenosa) si ha una
saturazione dei recettori nicotinici, a cui corrisponde una sensazione di
piacere che spinge il fumatore a ripetere l’esperienza (la quantità di nicotina
fumata rimane circa un’ora in circolo).
B) Tolleranza, che spinge il fumatore ad aumentare il numero
di sigarette.
C) Astinenza, che insorge circa dopo un giorno e che provoca
un desiderio impellente di fumare, ansia, irritabilità, desiderio compulsivo
per il cibo, insonnia, spunti depressivi, difficoltà di concentrazione.
D) Tendenza a ricadere nella dipendenza, soprattutto in chi
non ha seguito un percorso guidato dallo specialista.
Inoltre bisogna rilevare che, oltre all’effetto farmacologico della nicotina,
esiste, nel fumare la sigaretta la gratificazione imperiosa, a livello
psicologico, della componente orale, soddisfatta attraverso la suzione, che si
ricollega ai bisogni arcaici del bambino di succhiare il seno materno anche
come fonte di gratificazione e di rassicurazione contro angosce primordiali.
Ricordiamo inoltre che il fumo cosiddetto “passivo” è ormai dimostrato essere
nocivo come quello attivo, che le cosiddette sigarette “light” sono egualmente
tossiche perché si è visto che il fumatore tende a inalarle più a lungo e
profondamente per raggiungere lo stesso livello di nicotina nel sangue.
Il fumo di sigaro e pipa, se comporta un minor diffusione a livello polmonare,
viene assorbito maggiormente a livello del cavo orale e delle prime vie aeree,
con rischio oncologico conseguente, potenziato spesso dal fatto che sono
frequentemente accompagnati da alcolici e superalcolici con patologie che
interessano anche le prime vie digestive.
Gli elementi dannosi della sigaretta sono riconducibili a quattro categorie:
1) Il catrame (formato da una grande quantità di vari
idrocarburi cancerogeni), che costituisce la parte solida del fumo,
rappresentata da corpuscoli che si depositano nelle vie aeree superiori ed
inferiori.
2) Il monossido di carbonio, che è identico al gas delle
stufe, si lega alla emoglobina formando la carbossiemoglobina e riducendo
l’ossigeno del sangue.
3) Gli irritanti (acido-cianidrico, acetaldeide, formaldeide,
ossido di azoto, ammoniaca, acroleina), che danneggiano la funzione delle
mucose dell’apparato respiratorio e provocano infezioni, bronchite cronica ed
enfisema.
4) La nicotina che è la droga capace di creare dipendenza e
tolleranza con potenti effetti vasocostrittori ed è tossica perciò per il
sistema cardiovascolare.
Il fumo di sigaretta viene prodotto in seguito alla combustione di tabacco e
carta a 900 gradi e durante questo fenomeno vengono rilasciate oltre 4.000
sostanze chimiche dannose di cui 20 sicuramente cancerogene fra cui idrocarburi
aromatici policiclici, nitrosamine, benzopirene, benzoantracene,
4-aminobifenile etc
Il fumo è responsabile di più di un quarto di tutte le neoplasie, in chi fuma
il rischio di ammalarsi di tumore al polmone è 18 volte maggiore, di 15 volte
maggiore il rischio di tumore delle vie respiratorie superiori, di 10 volte di
tumore dell’esofago, di 10 volte di bronchiti e asma.
Per altri tumori (vescica, pancreas, rene, stomaco) e per le malattie
cardiache, cardiovascolari e cerebrovascolari il maggior rischio è di 2-3
volte.
Il rischio d’infarto cardiaco nella fascia di età tra i 50 e i 60 anni è
addirittura incrementato di 6 volte.
Questo è dovuto sia al meccanismo vasocostrittore del fumo, che riduce
l’apporto arterioso proprio quando una aumentata frequenza cardiaca del
fumatore richiederebbe un maggior apporto di ossigeno, sia all’aumento di
globuli rossi per la ipossia (riduzione di ossigeno), con rallentamento del
flusso sanguigno all’interno delle arterie, e all’aumento delle piastrine con
conseguente incremento del rischio trombotico.
Inoltre nel fumatore si ha un incremento dei grassi nocivi (colesterolo LDL,
VLDL e trigliceridi) e una riduzione dei lipidi protettivi (colesterolo HDL).
Altre malattie correlate al fumo di sigaretta sono la degenerazione maculare
della retina, il morbo di Burger (arteriopatia obliterante, incurabile se non
si smette di fumare), l’osteoporosi, l’ulcera duodenale, le disfunzioni
tiroidee, l’invecchiamento della pelle (il fumo è molto nocivo alla bellezza
della donna sia in età giovanile sia durante la menopausa), le parodontopatie
(i dentisti spesso si rifiutano di eseguire interventi complessi in fumatori) e
le modificazioni del colore dei denti.
Vogliamo aggiungere che il fumo è altamente controindicato in gravidanza
in quanto aumenta notevolmente il rischio di insufficienza placentare, placenta
previa, ritardo di accrescimento intrauterino del feto, gestosi gravidica,
aborto spontaneo, parto prematuro, basso peso neonatale, anomalie urologiche
congenite, morte del feto o del neonato, morte improvvisa del bambino,
patologie dell’allattamento (la nicotina finisce nel latte materno),
insufficiente sviluppo fisico, psichico e intellettivo del bambino, patologie
neurologiche del bambino e alcune malformazioni come il labbro leporino e la
palatoschisi (palato incompleto, non saldato).
Bisogna considerare, infine, che i bambini esposti a fumo passivo sviluppano
molto più facilmente asma e bronchiti asmatiche.
Se la donna è fumatrice si crea poi una forte controindicazione all’uso del
contraccettivo orale (notevole incremento del rischio trombotico).
Inoltre, data l’azione negativa del fumo sulla fertilità (per il probabile
effetto vasocostrittore della nicotina sulla circolazione uterina o nelle
primissime fasi dell’impianto dell’uovo), si ha una riduzione del 40% della
possibilità di concepimento.
Riguardo alla attività fisica, il fumo, rimuovendo un gas nobile (l’ossigeno) e
aggiungendo un gas tossico (il monossido di carbonio) riduce la prestazione
fisica e sportiva di almeno il 20% se il consumo di sigarette è intorno alle 20
al giorno. Anche l'attività sessuale, nel maschio, ne risente sfavorevolmente
perché l’insieme di quattro elementi (circolatorio acuto, circolatorio cronico,
respiratorio acuto e cronico) è devastante per il meccanismo della erezione.
Per finire, uno dei problemi principali che si incontrano, soprattutto nel caso
di ragazze o donne, è legato al fatto che lo smettere di fumare possa provocare
un aumento di peso.
La nicotina e le altre sostanze liberate dalla combustione del tabacco hanno un
effetto anoressizzante, incrementano il metabolismo basale (circa 10 calorie
ogni sigaretta) e alterano i livelli di leptina, un ormone coinvolto nella
regolazione dell’appetito.
Inoltre il fumo disturba gusto e olfatto, rendendo il cibo meno palatabile:
perciò il medico deve affrontare questo problema in modo molto serio, poiché è
questa una delle cause principali di fallimento, dando consigli dietetici
adeguati e consigliando una attività fisica appropriata anche al fine di
scongiurare il sintomo della stipsi che frequentemente tende a presentarsi.
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