Crisi di Identità depersonalizzazione

L’ identità del soggetto è l’insieme delle identificazioni che sono depositate nella psiche, consce ed inconsce, derivanti dai primi rapporti avuti dal soggetto nel suo percorso esistenziale.
A queste bisogna aggiungere le fantasie arcaiche, cioè genetiche o derivanti da un inconscio transpersonale.
Uno dei modelli più interessanti sull’identità è stato elaborato da Lèon e Rebeca Grindberg negli anni ‘70.
Per gli autori l’acquisizione del sentimento di identità avviene attraverso un processo di interrelazione costante di tre rapporti o canali di integrazione: spaziale, temporale e sociale.
Il rapporto di integrazione spaziale comprende la relazione delle varie parti del Sé tra loro, ivi compreso il Sé corporeo: esso serve a mantenere la coesione tra le varie parti suddette e a permettere la comparazione e la distinzione del Sé nei confronti degli oggetti; tende alla differenziazione tra il Sé e il non Sé, ossia all’individuazione.
E’ sul concetto di Sé corporeo che in questo contesto è interessante riflettere.
Ciascuno sperimenta sé stesso come legato inestricabilmente al proprio corpo e, nella misura in cui percepisce di essere vivo, sente di essere reale e concreto; forte di questa unione vivrà anche il senso della continuità nel tempo, nonché della continuità delle proprie relazioni d’oggetto e sociali che nel tempo si sono stabilite.
Il sentimento della propria identità si origina dal contatto corporeo gradevole con la madre, sia nel sonno che nella veglia, contatto in cui la superficie del corpo viene percepita come limite tra l’Io e l’ambiente.
La situazione iniziale è quella di una precaria integrazione; ciò è osservabile nei lattanti alle prime settimane che, lasciati nudi, si agitano e strillano, a volte con scosse di tutto il corpo, come se si sentissero in pericolo, afferrandosi a volte ai vestiti della madre o a quello che hanno a portata di mano: la paura sembra essere quella di non possedere limiti del corpo.
Con il tempo e attraverso fasi che qui non si affronteranno, si arriva alla percezione del corpo come unità, che serve come base alla nozione di “schema corporeo”.
Lo schema corporeo è l’immagine tridimensionale che ciascuno ha di sé stesso.
Tuttavia la nozione di schema corporeo comprende, oltre l’esperienza cenestesica e l’esperienza delle strutture posturali, un rapporto tra spazio e tempo.
L’immagine corporea si espande al di là dei limiti del corpo.
Così, ad esempio, le persone che guidano l’automobile considerano abitualmente questa come un’estensione del proprio schema corporeo e ciò risulta dal linguaggio, quando dicono: “mi hanno urtato“, ”di qui non ci passo”…. Così, i vestiti vanno a formare parte dell'immagine corporea.
Quando il primitivo indossa travestimenti e maschere terrificanti per i suoi riti, si identifica con gli dei che vuole rappresentare.
L’immagine corporea è inoltre un fenomeno sociale.
Il corpo può essere attraente e non attraente, snello, grasso, ecc.
Ma il corpo è sempre il corpo di una persona, e ogni persona ha sentimenti, emozioni e pensieri.
La percezione del corpo altrui e della sua espressione emozionale non è secondaria rispetto alla percezione del proprio corpo e della propria espressione emozionale.
La nostra propria immagine non è possibile senza le immagini degli altri. Un corpo è sempre l’espressione di un Io e di una personalità ed è situato in un mondo.
Il rapporto di integrazione temporale riguarda le varie rappresentazioni del Sé nel tempo e le connessioni che l’individuo tende a stabilire tra esse.
La continuità tra tali rappresentazioni forma la base del sentimento di essere se stessi.
Alle successive integrazioni spaziali che si vanno producendo tra le diverse parti di se stesso e dell’oggetto, fanno riscontro corrispondenti integrazioni temporali tra le immagini di sé e dell’oggetto in differenti momenti dell’esperienza vissuta.
Il terzo rapporto, quello di integrazione sociale, implica la nozione di appartenenza a un gruppo.
Le varie parti del Sé non potrebbero integrarsi nel tempo se non si integrano spazialmente: è sulla base delle integrazioni spaziali e gruppali che il soggetto potrà contrarre relazioni con oggetti del mondo esterno (rapporto sociale) nel mondo reale e discriminato.