...La profondità psichica attingibile tramite psicoanalisi o ipnosi regressiva porta il soggetto a contatto con le radici del suo essere nel mondo...
- Antonio Miscia

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Dott. Antonio Miscia

Il dott. Antonio Miscia è psichiatra, psicoanalista e ipnotista a Firenze, membro dal 1980 della Società di Psicoterapia medica, ha pubblicato nello stesso anno “Le dinamiche del bambino in relazione alle caratteristiche delle figure genitoriali”. Borsista alla università di Praga e Varsavia, è, da quello stesso anno, trainer e supervisore di terapie individuali e di gruppo.

TOSSICODIPENDENZE

La droga è una sostanza di origine vegetale, o sintetizzata chimicamente, capace di provocare modificazioni dello stato di coscienza percepite come gratificanti, le quali sono dannose sull’equilibrio psico-fisico di chi le assume. I problemi che ai giorni nostri pone l’uso di droghe sono molteplici, ma qui consideriamo in gran parte la dimensione psichica del problema. E’ bene chiarire il significato di due parole di uso comune, la dipendenza psicologica e la tossicomania o farmacodipendenza. La dipendenza psicologica è caratterizzata dall’uso regolare di una sostanza che provoca il desiderio di ripeterne il consumo senza però aumentare la dose, senza dipendenza fisica e senza sindrome di astinenza. E’ tipica delle droghe cosiddette leggere (derivati della canapa indiana). La farmacodipendenza o tossicomania presuppone il consumo ripetuto di una droga che determina, dopo un tempo più o meno breve,il desiderio impellente di un nuovo consumo e di procurarsela a qualsiasi mezzo.

CRISI DI IDENTITA'
DEPERSONALIZZAZIONE

L’ identità del soggetto è l’insieme delle identificazioni che sono depositate nella psiche, consce ed inconsce, derivanti dai primi rapporti avuti dal soggetto nel suo percorso esistenziale. Ciascuno sperimenta sé stesso come legato inestricabilmente al proprio corpo e, nella misura in cui percepisce di essere vivo, sente di essere reale e concreto; forte di questa unione vivrà anche il senso della continuità nel tempo, nonché della continuità delle proprie relazioni d’oggetto e sociali che nel tempo si sono stabilite. Il sentimento della propria identità si origina dal contatto corporeo gradevole con la madre, sia nel sonno che nella veglia, contatto in cui la superficie del corpo viene percepita come limite tra l’Io e l’ambiente.

TABAGISMO

Si avvia attraverso il fumo un processo di controllo che ha sull’ansia il suo effetto immediato, ma che agisce in termini di soddisfazione della pulsione derivante dal piacere di succhiare, ingerire ed incorporare, tipico della fase orale nel neonato. Fumare diventa, così, il mezzo attraverso il quale superare tutto ciò che nell’individuo provoca tensioni psichiche intollerabili. In questo senso l’appagamento deve essere immediato, senza aspettare, senza finalizzazione delle azioni ed agendo quasi d’impulso .Il fumatore rimuove il pensiero delle conseguenze nocive del fumo perché più urgente il bisogno di soddisfare una pulsione, secondo quello che Freud definì “Principio di Piacere”. Almeno il 40% dei fumatori italiani pensa di smettere di fumare ed il 20% ci prova ma solo nel 2-3% all’anno riescono autonomamente a smettere di fumare. Sul lungo termine la percentuale di successi sale al 7% nei fumatori che intraprendono un tentativo di smettere da solo.

CRISI ADOLESCENZIALI

La fine dell'infanzia porta a una serie di cambiamenti rapidi. Il corpo cambia e cambiano anche i processi cognitivi, il che può portare a una crisi d'identità, denominata crisi adolescenziale. L'adolescente non si riconosce nel suo stesso corpo e deve trovare nuovi punti di riferimento al di fuori della famiglia ribellandosi alle regole. In questa fase intermedia fra l'infanzia e l'età adulta, dunque, si può soffrire di autostima bassa, senso di inferiorità rispetto ai coetanei, aggressività, ansia, cambi d'umore e scarsa tolleranza verso l'autorità. Se la crisi dura molto tempo e sfocia in altri disturbi più gravi, è fondamentale affrontare la crisi attraverso l'aiuto di uno specialista.

DISTURBO DI PERSONALITA '
BORDERLINE

l termine “borderline” comparve nello studio di Adolph Stern del 1938, per descrivere quei soggetti fondamentalmente narcisisti, ipersensitivi, potenzialmente a rischio di reazioni negative alla terapia e con lacune nell’esame di realtà. Il lavoro compiuto da Stern del ’38 faceva notare come esistesse un ampio gruppo di pazienti non identificabili né dai criteri diagnostici delle psicosi, né da quello delle nevrosi;erano sofferenti di una decina di sintomi clinici, tra i quali spiccavano il narcisismo, la scarsa tolleranza alle frustrazioni e sentimenti d’insicurezza radicati nel profondo.

DISTURBI ANSIOSO
DEPRESSIVI

Tipicamente si distinguono in: Depressioni endogene (indipendenti da eventi precipitanti), uni e bipolare. Depressioni reattive, legate ad eventi scatenanti di tipo abbandonico e di perdita (lavoro, affetti, menomazioni fisiche, etc.) Queste due entità nosologiche sono da alcuni considerate un continuum, da altri due affezioni qualitativamente diverse e questo spiegherebbe perché la prima risponde bene ai farmaci antidepressivi, nella seconda invece sia più utile un intervento psicoterapeutico.